Le foglie morte

Allievi CSI – Girone B - stagione 2016/2017

Allenatore: D’Amore Filippo
 
Vice Allenatori: Ferrari Lorenzo – Mangili Luca
 
Fiorano al Serio (BG) – Campo Oratorio – 03 dicembre 2016 – ore 16,00
 
 
Intro – L’autunno, Prevert e Mariolino Corso detto Mandrake
 
È autunno, stagione di melanconia e di foglie che cadono.
Se dovessimo prendere le parole a prestito dal Poeta, potremmo prendere le parole de “Le foglie morte” di quel gran genio di Jacques Prevert e farle magari declamare dall’italianissimo Ivo Livi, anche se universalmente noto quale Yves Montand: “Le foglie morte cadono a mucchi / come i ricordi, e i rimpianti / e il vento del nord porta via tutto / nella più fredda notte che dimentica”…
Ma sarebbe forse troppo triste e, pensare per pensare alle foglie morte, preferiremmo pensare a un altro genio, stavolta calcistico: Mariolino Corso detto Mandrake.
Detto un sacco di cose a dire il vero, Mario Corso da San Michele Extra di Verona.
Detto “Mariolino”, più per affetto che non per la struttura fisica che comunque esile non era, essendo costituita da settantacinque chili ben distribuiti su un metro e settantacinque centimetri di altezza.
Detto “Mandrake”, per quella sua capacità di far sparire la palla per poi farla uscire di nuovo dal cappello a cilindro dei suoi piedi fatati nel momento più opportuno.
Detto “Il piede sinistro di Dio”, come ebbe a definirlo nel pomeriggio del 15 ottobre 1961 il Commissario Tecnico della Nazionale israeliana Gyula Mandi, stupefatto dalla maestria di quel mancino (allora ventunenne promessa) che sembrava dipingesse geometrie sul campo di calcio, inventando i due gol che avevano fatto vincere 2 – 4 all’Italia una partita che sul 2 a 0 sembrava chiusa.
Ma detto anche, dalla penna caustica del Gioàn Brera, “Matto Birago” perché lunatico e soprattutto, giocando sul suo cognome, detto (sempre dal Gioàn) “Participio passato del verbo correre”, in quanto lunatico genio che non correva praticamente mai, bensì trotterellava per il campo, spesso sembrando su altro pianeta rispetto ai compagni, per poi rientrare nel gioco con affondi impensabili, giocate geniali, invenzioni letali.
Corso è un genio, un atipico, tormento ed estasi di allenatori e tifosi: indossa il numero 11, ma non è un’ala sinistra.
Non è neppure un attaccante vero e come centrocampista è spesso di troppo, per la sua scarsa predilezione al contrasto e al sacrificio.
Solo che quando è in giornata è tutte e due le cose insieme: un grande centrocampista ed un grande attaccante.
Anzi, uno dei più grandi.
Mancino quasi esclusivo (con il destro poco o niente) usa però il piede sinistro come una bacchetta magica con la quale può fare tutto.
Per rubare le parole al grande Brera: “Pirlando sulla stampella del destro, usava il sinistro alla stregua di un prodigioso pennello: dribblava di netto, senza scattare mai, e toccava la palla con deliziosa insolenza”.
Di volta in volta il suo piede sinistro è un arpione che blocca il pallone, un pennello che dipinge geometrie e traiettorie che prima non c’erano, una stecca da biliardo che mette in buca la palla vincente.
I suoi lanci sono millimetrici e teleguidati, i suoi tiri a volte secchi e potenti come colpi di cannone, a volte “liftati” e morbidi a carezzare la rete.
Marchio di fabbrica: la punizione a foglia morta.
Dal “Glossario calcistico”: “Foglia morta: calcio di punizione diretto calciato sopra la barriera facendo compiere al pallone una traiettoria pressoché lineare in fase ascendente, e ad effetto in fase discendente. Si effettua con l’interno del piede, quasi senza rincorsa e senza eccessiva potenza. Il termine fu coniato per le punizioni di Mario Corso.”
Le esecuzioni di Mariolino Mandrake Corso erano ineguagliabili: colpo sotto con il piede sinistro e palla che supera la barriera spegnendosi nell’angolo alto lontano dal portiere, dolcemente, quasi con studiata lentezza.
Francesco Ferrari detto il Bomber Ramarro, invece, negli Allievi Virescit di numero di maglia generalmente porta il 7 (anche se non sempre quello è il numero, anche se oggi come oggi i numeri di maglia non indicano più un ruolo definito).
Il fisico è sicuramente più esile di quello di Corso sia come centimetri di altezza che come chili di peso.
Ma come Corso Francesco Ferrari di piede è mancino e, pur correndo sicuramente molto (ma molto) di più del buon Mandrake, come lui alterna momenti talvolta abulici a lampi di genialità assoluta.
Due li ha avuti nel pomeriggio di sabato 3 dicembre 2016 sul campo dell’Oratorio di Fiorano al Serio, giornata tipicamente autunnale, l’inverno è alle porte, cadono le foglie morte.
Ventiduesimo minuto del primo tempo: calcio di punizione sul lato sinistro del campo, Ferrari Francesco calcia (di sinistro chiaramente) a giro, la palla supera la barriera e ricade a mezza altezza, cogliendo il palo interno per finire poi in rete. È il gol del 1 a 2 per la Virescit.
Diciannovesimo minuto del secondo tempo: calcio di punizione poco fuori dal vertice destro dell’area, la posizione preferita di Mariolino Corso. Ferrari Francesco lo batte ancora e sempre di sinistro e questa è davvero la fotocopia di una punizione a foglia morta del Piede sinistro di Dio: colpo alla palla con l’interno del piede, parabola che aggira la barriera per poi spiovere e inabissarsi nel sette della porta. 1 a 3 per la Virescit, partita praticamente chiusa, applausi per il Bomber Ramarro.
 
La cronaca
 
Ora un po’ di cronaca di una partita, a dispetto del risultato finale, non certo bella, anzi a tratti proprio brutta.
Indiziato principale soprattutto il campo: di dimensioni ridotte, stretto e corto, dal fondo in erba pessimo e pesante.
Uno di quei campi che trasforma le partite di calcio in partite di flipper, con giochi di sponda e rimbalzi imprevedibili, partite da clava e non da fioretto, dove i giocatori tecnici sono penalizzati e i randellatori seriali esaltati.
I primi dieci minuti di partita sono esattamente come sopra descritto.
La predominanza territoriale è dei padroni di casa, più avvezzi sia al campo che alla condizione di randellatori seriali.
Gli Allievi viola invece patiscono la situazione e il provare comunque ad utilizzare la loro tecnica superiore non è di rimedio, anzi innesca spesso situazioni potenzialmente pericolose
Come al 12′ quando è da registrare la prima occasione della partita per entrambe le squadre. Contropiede del Fiorano lanciato da un eccesso di stile di Maraglio a centrocampo, Vinciguerra però in uscita ci mette una pezza da par suo e dal batti e ribatti successivo sortisce alla fine solo un rilancio lungo della difesa viola a liberare.
Su questa azione il Fiorano si illude, ma due minuti dopo, al 14’, è la Virescit ad andare in vantaggio.
Ferrari Francesco entra in area per provare un tiro da posizione decisamente defilata. Ne nasce una mischia ed è lesto ad approfittarne Regonesi che si impossessa della palla e dall’angolo sinistro dell’area scocca un diagonale che non lascia scampo al portiere di casa.
Il vantaggio Virescit dura però l’espace du matin.
Al 16′ la difesa viola si addormenta un attimo e su un tiro dal limite ribattuto consente a un attaccante del Fiorano di riprendere la palla e scagliare un tiro imparabile che porta il risultato sull’1 a 1.
A questo punto però la Virescit ha carburato a sufficienza ed è riuscita ad entrare nella logica della clava.
Pertanto depone il fioretto e per gli ultimi venti minuti del primo tempo gioca da Terminator.
Al 18′ Mamani semina tutti sulla fascia destra, entra in area e serve per Ferrari Francesco il tiro del quale è deviato in corner.
Al 22′ la prima delle due magistrali punizioni di Ferrari Francesco: 1 a 2 per la Virescit.
Al 27′ ancora Ferrari Francesco su punizione. Questa volta batte per servire Cangiamila al centro dell’area. Cangiamila colpisce bene di testa a scavalcare il portiere, ma il difensore di casa salva sulla linea di porta.
Sul ribaltamento Vinciguerra prova a fare un regalo al Fiorano con un rinvio all’interno della propria area che definire improvvido è un eufemismo. È l’unico errore del portierone viola, fortunatamente senza conseguenze risolvendosi in un corner per gli avversari, rivelatosi poi infruttuoso.
Qui finiscono sostanzialmente le emozioni del primo tempo, restando da annotare sul taccuino del cronista al 32’ un tentativo, stilisticamente apprezzabile ancorchè innocuo, di semirovesciata di Boughlem e al 35’ una spizzicata di testa sempre di Boughlem su invitante pallone spiovente in area.
 
Nel secondo tempo il copione è abbastanza simile alla seconda metà del primo.
Partita non certo bella, però con la Virescit quasi mai in affanno e spesso in predominanza, sfruttando il fisico quando serve e spazzando l’area senza tanti complimenti quando necessario.
Al 4′ Boughlem lancia Cangiamila in area, ma il tiro di questo ultimo è debole.
Un minuto dopo lo stesso Boughlem prova a fare tutto da solo: parte dalla sinistra, salta un uomo, ne salta un secondo con dribbling a rientrare, tira, ma il tiro non è sufficientemente potente e il portiere para.
Sul corner successivo grande occasione non sfruttata per la Virescit: Tiraboschi batte bene dalla bandierina servendo un pallone perfetto davanti alla porta per Ferrari Lorenzo il quale però non riesce ad agganciare la palla.
Al 7′ bella triangolazione Ferrari Francesco – Cangiamila – Tiraboschi, ma il tiro è alto.
Al 12′ ci riprova Boughlem. Entra in area di prepotenza, si beve due di difensori e si presenta solo davanti al portiere, scagliando un proiettile. La paratona del portiere di casa è degna di menzione.
Al 19′ la seconda delle due magistrali punizioni di Ferrari Francesco che abbiamo descritto nella intro, imparabile per il portiere del Fiorano. 1 a 3 per la Virescit e partita praticamente chiusa.
In realtà il Fiorano fa ancora un tentativo al 24′: girata in area dell’attaccante di casa, ma l’Uomo Ragno Vinciguerra ci piazza una parata di istinto da applausi a scena aperta.
Dopo è solo gioco frammentario, senza grandi azioni di rilievo né da una parte né dall’altra.
A mettere il sigillo finale è poi in realtà ancora Boughlem, in arte El Buitre.
Al 35’, agli sgoccioli della partita, si invola per l’ennesima volta verso la porta avversaria, lasciando sul posto i difensori.
Uno di questi lo insegue alla belle e meglio e, in area, non trova niente altro da fare che stenderlo da dietro.
Sacrosanto rigore, trasformato dallo stesso Boughlem da par suo: portiere a sinistra, palla a destra.
Perché El Buitre è giovane e magari di storia del calcio molta non ne sa.
Ma Éric Cantona deve conoscerlo.
Perché Cantona diceva questo: “Ho un modo infallibile per calciare i rigori: li metto dentro.”
Prosit!
 
Vittorio Maraglio

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